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Questa non è una lettera. Questo non è un contratto. Questo é solo un brevissimo pensiero su ciò che intendo per fotografia. Roland Barthes diceva: “La fotografia ripete meccanicamente ciò che non potrà mai più ripetersi esistenzialmente”. Comunemente si citano frasi e aforismi che sentiamo nostri e condividiamo. L’aforisma di Barthes, in realtà, rappresenta l’opposto di ciò che reputo fotografia. Non credo che essa possa rappresentare meccanicamente ciò che l’esistenza non potrà più ripetere. Lo scopo della fotografia è quello di replicare l’attimo vissuto nella realtà, in un luogo oltre i confini di noi stessi: il proseguo del ricordo, del tempo e dell’esistenza stessa. Gli attimi sono un insieme di dettagli che nel loro complesso formano l’emozione. Un mosaico fatto d’immagini, e in ognuna di essa ricerchiamo la bellezza, come se l’immagine fosse un richiamo antico di noi stessi. Il mio scopo è quello di catturare il contesto attraverso l’insieme dei dettagli, quelle singole parti che creano un evento, un insieme di frammenti con i quali non si dimentica il vissuto. Il fine di ogni immagine catturata é appunto quella di trasportarci nuovamente nell’attimo trascorso, reale, e farlo rivivere, rinascere.